ed è gia' inverno



Poco fa mi sono svegliata di soprassalto. Mi ero appisolata nel letto a fianco a mia figlia, mi aveva mostrato l'inizio del suo gioco per la PS4, Fallout. Dopo avere visto i protagonisti emergere dalle capsule di ibernazione mi si chiudevano gli occhi e sono sprofondata in un sonno profondo, mi accade sempre piu' spesso, alzarmi ogni mattina alle cinque e mezza mi uccide. Sarebbe l'ora in cui normalmente andrei a dormire, se seguissi il mio naturale bioritmo. Invece la scuola di mia figlia mi obbliga a  questa routine e di solito verso le tre del pomeriggio crollo. Non faccio quasi mai la pennichella e mi tengo su con caffe' per superare l'impasse postprandiale e arrivare a sera.
Mia figlia improvvisamente mi fa emergere dal coma: "mamma! Sveglia, sento dei rumori!" Intontita ho aperto gli occhi e sono scattata in piedi, o mio Dio!! l'INCENDIO!!!"
"Ma no, mamma! quale incendio, sono dei rumori, c'è qualcuno!" Siamo scese veloci le scale, e io sono uscita  nella semioscurita' (il giardino è illuminato solo dalle luci dell'albero di natale, per il resto è buio pesto di notte) e attraverso la bruma ho scorto due sagome e il cuore si è per un attimo fermato.
"Non si preoccupi Signora, sono un amico di F. sono venuto a riprendere l'impalcatura."
Dietro di me mia figlia si nasconde alla vista dei due uomini e tiene il suo coltellino gia' pronto in mano nascosto nella manica del suo giaccone. Siamo come due gatte con il pelo arruffato e la coda dritta.
I due devono avvertire la minaccia perchè si scusano continuamente. "Abbiamo telefonato ma non rispondeva nessuno e allora siamo venuti, questa impalcatura  mi serve per lavorare."
Li guardo caricare i pezzi metallici e poi  risalire sul furgoncino e andarsene.
Solo allora mi accorgo di essere scalza, i piedi si sono congelati e rientriamo in fretta in casa. L'impalcatura era li' da agosto, da quando un amico costruttore edile era venuto con la sua squadra a sostiuire le travi  marcie del sottotetto della rimessa.
 Un mese fa mi sono svegliata in piena notte con un rumore di cose che cadevano e andavano in frantumi. Sono corsa a vedere perchè credevo che la volpe fosse entrata nel mio laboratorio e stesse dando la caccia ai gatti o al coniglio. Con orrore ho invece constatato che tutto era in fiamme, che uscivano gia' dal tetto e il rumore che avevo sentito erano le tegole che rovinavano a terra.
Fra le fiamme è morto il nostro coniglio che mi era stato regalato da un mese. Di giorno era libero in giardino ma la notte per la sua sicurezza lo rinchiudevo in una gabbietta. Volevo proteggerlo e invece l'ho condannato a una morte orrenda. La sua compagna Margot, una lepre belga, è sopravissuta perchè quella sera ero troppo stanca per darle la caccia e rinchiudere anche lei.
Lui era meraviglioso coniglio nero con la punta delle zampine e del musetto bianchi. Lo avevo chiamato Arsenio Lapin. Ma quel nome gli è costato caro, nomen omen, e Arsenio è arso.
Mi fermo qui perchè evocare il ricordo è ancora troppo doloroso per parlarne.

Commenti

  1. bellissimo il tuo scritto
    inizia allontanandosi da quello che aspettavo
    e come un vero incendio alla fine raccogli
    e trasmetti un concentrato di sensazioni
    sei davvero brava

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  2. il mio unico pensiero di quella notte,fu che tu o nessun'altro membro della tua famiglia presente,si fosse fatto male,4 anni quasi sono passati da allora,sembra un'eternità,ma è ancora vivo in me il ricordo di quella notte

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